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Cos’è la Maranasati? – La Meditazione che ti insegna a morire prima del tempo

In una chiesa che si trova in un monastero immerso nel bosco (la certosa di Trisulti, 1200) che si trova a pochi km da casa mia, c’è una scritta che mi è rimasta particolarmente impressa “Meminic volat irreparabile tampus“, tradotto sarebbe qualcosa tipo “ricorda che il tempo scorre inesorabile”. Il significato comunque è chiaro, è il “ricordati che devi morire” che si trova anche in un famoso film di Troisi, ma perchè dall’antichità ci arriva spesso questo consiglio, perchè dovremmo costantemente tener presente che siamo dei mortali e che la nostra vita finirà?
Abazia della Certosa di Trisulti – Collepardo (Fr)

Nella tradizione Buddhista esiste una pratica antichissima di visualizzazione che si chiama Maraṇasati e che consiste nel contemplare la morte e ricordare attraverso dei mantra che il nostro corpo un giorno ci abbandonerà, che il nostro tempo su questo piano esistenziale è limitato e che questa certezza deve esserci ben chiara in ogni momento della giornata.

La nostra cultura occidentale ci spinge invece a credere che non sia cosi’, combattiamo l’avanzare del tempo non con la nostra consapevolezza, ma con dei trucchi che servono solo a spingere nel futuro quel pensiero, e i chirurghi estetici ne sanno qualcosa.

Pensiamo “si, è vero che dovrò morire ma perché pensarci oggi”?

Il vero problema è che questa illusione di immortalità ce la portiamo in tutte le cose che facciamo. Crediamo di avere sempre tempo per fare qualcosa che per noi è importante, crediamo sempre che qualcosa succederà, del resto basta un po’ di botulino per guadagnare 10 anni con soli 2mila euro. I buddhisti cercavano di creare un’urgenza spirituale attraverso il continuo ricordarsi della morte. In effetti ricordare di essere dei mortali porta a porre molta più attenzione alle azioni che svolgiamo in questo preciso istante (ci riporta al famoso qui ed ora) , semplicemente perché sappiamo che non tornerà. Tutte le nostre idee, tutti i nostri progetti allora, diventano intrisi di importanza, di valore perché finalmente torniamo a comprendere che l’azione più importante è quella che stiamo svolgendo proprio in questo preciso momento e di conseguenza non siamo più disposti ad accettare attività che ci “distraggono” da quello che realmente vogliamo fare su questa terra.

Mi è capitato di ascoltare testimonianze di persone che hanno avuto un’esperienza di premorte, persone che quindi sono entrate direttamente in contatto con la morte e che subito dopo essersi risvegliate hanno inziato a fare davvero quello che volevano nella loro vita. Un esempio eclatante è quello di Anita Moorjani che, dopo 4 anni di lotta contro la malattia, il 2 febbraio 2006 entra in coma, con il suo corpo ormai gravemente compromesso dalle metastasi del cancro.
I medici avvisano i familiari che le rimangono poche ore di vita. Anita però, dopo tre giorni esce dal coma, debolissima ma lucida e racconta alla sua famiglia di aver avuto un’esperienza fuori dal corpo, riportando il ricordo di averli visti e sentiti parlare di lei nel corridoio, fuori dalla stanza dove era allettata. Dopo la sua esperienza di premorte ha cambiato radicalmente il suo modo di considerare la vita ed ha iniziato a dedicare la sua vita nello scrivere libri che raccontano questa sua nuova consapevolezza. Ha deciso di iniziare a dedicare il suo tempo a fare qualcosa di importante che la gratifica e che è utile anche alle altre persone.

“La paura della morte è una conseguenza della paura della vita. Chi vive pienamente è pronto a morire in ogni istante”

Mark Twain

Mi piace incamminarmi da solo in un bosco vicino al monastero che ho descritto all’inizio, mi piace camminare fino a perdermi per poi fermarmi in un punto dove sento di non aver più nessun contatto con la civiltà e dove sono sicuro di non incontrare esseri umani, mi siedo ed inizio a meditare. Un giorno però , mentre tiravo fuori dallo zainetto la stuoia sulla quale mi siedo, sento un rumore a poche decine di metri da me. Ho sentito subito il sangue gelarsi nelle vene, vedevo le frasche muoversi e sentivo la presenza di “qualcuno”.

La faccio breve, dal cespuglio uscì un maestoso lupo cecoslovacco e nello stesso momento in cui lo vidi iniziai a sentire il cuore che pompava come un forsennato. Sapevo che i lupi presenti in queste zone non sono assolutamente pericolosi, ma le immagini di me sbranato da un branco di lupi non riuscivano ad andare via dalla mia mente. Rimasi immobile per non so quanti minuti, il lupo mi guardava e rimase anche lui fermo di fronte a me, ormai ero certo, la mia fine era arrivata. Iniziai ad incamminarmi lentamente e nonostante fossi a circa mezz’ora di cammino dalla civiltà, quella era l’unica scelta. Dopo qualche passo mi girai ed il lupo non c’era più, ma questo non mi tranquillizzò, anzi ero sicuro che mi stesse seguendo per scegliere il momento migliore per sbranarmi. Fortunatamente non successe nulla, riuscii a tornare a casa ma quell’esperienza ma una cosa ricordo di quell’esperienza: in quel momento ero VIVO. Non esistevano più le bollette, non esistevano più i problemi con la mia ragazza, non esisteva più nulla, c’ero solo io all’interno di questo corpo, che ormai ero sicuro di dover abbandonare. Molte persone della zona incontrano lupi e non sono stati mai attaccati, ma io mi “cagai” addosso dalla paura e da quel giorno iniziai a meditare sulla morte ed oggi, quando che mi trovo di fronte ad una scelta mi domando: “quello che sto per fare è davvero quello che voglio? .

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Spiritualità, Meditazione, Natura.

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